ADOZIONI INTERNAZIONALI


L'ADOZIONE
è l'atto giuridico che stabilisce un rapporto di paternità e di maternità fra due adulti e un bambino non nato da loro.


ADOTTARE
significa dare una famiglia ad un bambino che non l'ha più indipendentemente dal luogo di origine e dal colore della sua pelle.


UN BAMBINO
che cresce senza genitori corre il rischio di perdere la fiducia in se stesso, nella società e nelle sue istituzioni.


Avere un figlio adottivo è aprire nella propria famiglia uno spazio non solo fisico, ma soprattutto mentale per l’accoglienza di un bambino o di una bambina, generato da altri, con una sua storia, e che ha bisogno di continuarla con dei nuovi genitori, con cui formerà una vera famiglia, come una seconda possibilità di vita.

Solo così, partendo dal desiderio di avere un figlio, e costruendovi sopra un percorso personale e di coppia che sia di vera accoglienza, si può iniziare correttamente la strada dell’adozione. Nel caso di un bambino straniero questo percorso è più articolato ma per motivi diversi anche più ricco.

L’adozione internazionale permette di accogliere a far parte integrante della propria famiglia bambini di altri paesi, con cultura, lingua, tradizioni diverse. Per questo, per tutelarne i diritti, la normativa si fa più complessa, ma oggi offre in cambio la sicurezza sullo stato di abbandono del bambino, una più approfondita preparazione ed un miglior sostegno alle coppie che hanno deciso di intraprendere questo percorso.

STORIA
L’adozione di un bambino da parte di una famiglia, perché quella di origine non è in grado di occuparsene, è una forma di accoglienza vecchia come il mondo. Un tempo si trattava di bambini abbandonati per strada, sulla porta o sulla panca, nelle ruote degli orfanotrofi; bambini nati da donne già cariche di figli e non in grado, per l’estrema povertà, di allevarne altri; da donne nubili incapaci di reggere il peso della “vergogna”; da adultere; da donne vittime di violenza familiare: frutto di gravidanze indesiderate. Questi bambini venivano affidati a famiglie economicamente e socialmente ben inserite, spesso perché privi di figli e desiderose di averne.

L’adozione è stato per secoli lo strumento giuridico per ottenere un erede, restando la motivazione di solidarietà soltanto sullo sfondo. Nella seconda metà del secolo scorso si sono registrati nel nostro Paese forti cambiamenti sociali, culturali e normativi che hanno portato le madri nubili ad essere accettate ed aiutate; il figlio nato da relazioni extraconiugali ad essere riconosciuto, la contraccezione a diffondersi.

In questo modo il numero dei bambini adottabili è andato, nel complesso, fortemente diminuendo. Intanto, però, la domanda di un bambino da adottare andava aumentando sia perchè la cultura dell’adozione si era ormai diffusa su tutto il territorio nazionale, sia perchè la nostra società migliorava economicamente, ed ancora perché si registrava l’aumento della sterilità di coppia.

Progressivamente le coppie cominciarono ad orientare il loro progetto familiare verso paesi stranieri, dove la natalità era altissima e il livello di povertà estremo, dove quindi l’infanzia abbandonata era un fenomeno diffuso e massivo. Questo orientamento si registra non solo in Italia, ma in tutti i paesi dell’Europa occidentale e dell’America del Nord, Stati Uniti e Canada.

La Legge ha rincorso il fenomeno e lo ha disciplinato già dal 1983 con la Legge 184, e poi, molto più compiutamente, nel 1998 con la Legge 476. Con quest’ultima legge lo Stato italiano ha ratificato la Convenzione Internazionale sottoscritta a l’Ajail 29 maggio 1993 su “L’adozione dei minori e la cooperazione internazionale”. La Convenzione prevede una Autorità Centrale, che in Italia è rappresentata dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, la quale è competente per verificare la regolarità di ogni procedura di adozione pronunciata dalle competenti Autorità di un paese straniero.

REQUISITI
I requisiti per l’adozione internazionale sono gli stessi che per l’adozione nazionale, e sono previsti dall’art. 6 della Legge 184/83 (come modificata dalla legge 149/2001) che disciplina l’adozione e l’affidamento: l’adozione è permessa ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, o che raggiungano tale periodo sommando alla durata del matrimonio il periodo di convivenza prematrimoniale, e tra i quali non sussista separazione personale neppure di fatto e che siano idonei ad educare, istruire, ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare”.

Per l’età la differenza minima tra adottante e adottato è di 18 anni; la differenza massima tra adottanti e adottato è di 45 anni per uno dei due coniugi, di 55 anni per l’altro. Tale limite può essere derogato se i coniugi adottano due o più fratelli, ed ancora se hanno un figlio minorenne naturale o adottivo. I limiti di età introdotti dalla legge hanno lo scopo di garantire all’adottato genitori idonei ad allevarlo e seguirlo fino all’età adulta, in una condizione analoga a quella di una genitorialità naturale.

Quindi, per adottare bisogna:

essere in due;
essere coniugati al momento della presentazione della “dichiarazione di disponibilità”;
• provare documentalmente o per testimonianza, ove il matrimonio sia stato contratto da meno di tre anni, la continua, stabile, perdurante convivenza antecedentemente alla celebrazione del matrimonio per un periodo almeno pari al completamento dei tre anni;
non avere in corso nessuno procedimento di separazione, nemmeno di fatto;
essere idonei ad educare ed istruire, e in grado di mantenere i minori che si intendono adottare

ENTI AUTORIZZATI
Essi hanno il compito di affiancare le coppie in possesso del decreto di idoneità nella realizzazione del progetto di adozione di un bambino in un paese straniero. La legge prevede, infatti, l’obbligatorietà dell'intervento da parte degli enti autorizzati; quindi la coppia, appena ottenuto il decreto di idoneità, ma anche prima (naturalmente la efficacia del mandato è subordinata all'ottenimento del decreto di idoneità) può contattare e anche dare incarico ad uno degli enti autorizzati ed accreditati.

E’ però consigliabile che la coppia si presenti all’ente quando è già stata dichiarata idonea perché il decreto emesso dal Tribunale per i minorenni potrebbe avere dei contenuti limitativi che orientano l’ente ad indirizzare la coppia verso un paese piuttosto che un altro.

La legge concede alla coppia dichiarata idonea un intero anno di tempo dalla comunicazione del decreto per dare mandato all'ente autorizzato ed accreditato; è un periodo lasciato, opportunamente, per la riflessione della coppia ma che, inevitabilmente, aggiunge un ulteriore periodo alla durata dell’iter di adozione.

All'ente autorizzato ed accreditato sono assegnati tutti i compiti relativi all’espletamento delle procedure necessarie nel paese straniero prescelto per realizzare l'adozione: dalle prime informazioni rivolte alla coppia sul paese al suo affiancamento psicologico nel percorso, e poi al disbrigo delle pratiche richieste dalle Autorità locali e alla formazione del dossier completo di ogni documento richiesto dalla Commissione per le Adozioni Internazionali, fino al trasferimento del bambino adottato in Italia. Per questi compiti l’Ente deve essere dotato di personale con professionalità specifica e comprovata.

Non c'è una tipologia unica di enti autorizzati, e non c'è una loro omogeneità organizzativa; ci sono associazioni di antica tradizione, che hanno iniziato ad operare oltre 20 anni fa e che quindi sono presenti in molti paesi nei quali svolgono anche attività di cooperazione allo sviluppo; ci sono quelle che hanno iniziato da pochi anni e che si occupano soprattutto di adozioni, perchè sono all'inizio nel percorso di progettazione di aiuti al paese straniero.

Gli enti sono costituiti, in generale, da coppie che hanno di persona vissuto l'esperienza dell'adozione internazionale e che hanno deciso di aiutare le persone che come loro avrebbero affrontato la stessa strada in un paese straniero. Gli enti rappresentano, secondo quanto espressamente previsto dalla legge, l'integrazione tra il volontariato sociale e una professionalità specifica nel campo, sostenuta da una chiara definizione dei ruoli e delle funzioni al proprio interno. Gli enti al 2003 erano 68 e sono stati autorizzati ad operare su 58 paesi. La maggior parte è operativa su tutto il territorio nazionale ed ha almeno due sedi ben organizzate sia come risorse umane che tecniche.

Rete Speranza Onlus è uno di questi Enti ed ha ottenuto, già nel 1998 dal Governo Italiano, l’autorizzazione all’attività nelle procedure di Adozione Internazionale su tutto il territorio nazionale. Risulta pertanto accreditato e operante in Brasile e Bielorussia.

 

RETE SPERANZA
opera a sostegno dei minori e della popolazione emarginata attraverso le seguenti forme:

IN ITALIA:
• promuoviamo
l'adozione internazionale in Brasile

• promuoviamo
l'adozione internazionale in Bielorussia

• favoriamo il sostegno a distanza (SAD)

ALL' ESTERO:
• sosteniamo
la cooperazione internazionale

• organizziamo
il volontariato internazionale






 
 


Copyright © 2013 Retesperanza Onlus. Tutti i diritti riservati.