COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Natura:
Con il termine “cooperazione” – già da molti anni - si indica l’insieme di operazioni di aiuto che un soggetto (paesi del Nord del mondo, organizzazioni non governative e/o associazioni) mette in atto nei confronti di altri paesi definiti “in via di sviluppo”. Questa concezione tradizionale della cooperazione, in realtà, tradisce una storia e una ideologia precisa. La nascita del concetto di sviluppo (e di conseguenza del sottosviluppo e della logica della cooperazione allo sviluppo) si colloca, non solo per convenzione, al 20 gennaio 1949 quando il presidente statunitense Harry Truman tenne al Congresso un discorso in cui, dopo aver definito “sottosviluppati” un numero enorme di paesi, affidò ai paesi sviluppati il compito di “operare per lo sviluppo” definendone chiaramente i binari: “una maggiore produzione è la chiave del benessere e della pace”. Da lì in poi, molte e diverse sono state le stagioni della cooperazione allo sviluppo e altrettanto diverse sono state le forme e i canali assunti dalla cooperazione: bilaterale, multilaterale, multibilaterale, decentrata, ecc. Nel tempo della globalizzazione (processo mondiale di rapida integrazione dei mercati, dei capitali, del lavoro e dei beni) la cooperazione allo sviluppo è messa radicalmente in discussione, ridotta per lo più a strategia di marketing (modalità per collocare un prodotto nel mercato) delle grandi economie del Nord oppure a intervento umanitario che non opera mai sulle cause dei disastri su cui interviene. In questi anni, proprio per superare i limiti della cooperazione bilaterale e multilaterale (riassumibile in centralismo, verticismo, decisionismo, settorialismo, assistenzialismo) ha preso avvio la cooperazione decentrata. Una proposta che punta al collegamento tra comunità locali di diversi paesi del Nord come del Sud del mondo con lo scopo di promuovere lo sviluppo locale integrato e sostenibile.
Criteri:
Alla luce della storia della cooperazione internazionale sviluppatasi fino ad oggi e alla luce, pure, della nostra breve ma particolare esperienza crediamo che sia responsabilità di RS adoperarsi affinché siano progressivamente abbandonate due ideologie di fondo che minacciano la cooperazione internazionale: il paradigma dello sviluppo e la filosofia degli aiuti.
Il paradigma dello sviluppo – infatti – crede di poter misurare la crescita esclusivamente in base all’aumento della produzione, dei profitti, dei consumi, delle prestazioni tecnologiche. Le analisi fatte fino ad oggi e i riscontri che osserviamo nei Paesi dove operiamo ci inducono a ripensare non soltanto gli indicatori (elementi materiali e quantitativi) ma anche i segni (elementi simbolici e qualitativi) del benessere e della qualità della vita. Bisognerebbe – in altre parole - evitare iniziative basate su grandi risorse distributive dall’alto, a pioggia, in maniera burocratica e impersonale. Così come sarebbe opportuno cercare di non mettere avanti sempre gli aspetti materiali. Si tratterà, da questo punto di vista, di provare a pensare una cooperazione che investa sulle idee e sulle relazioni più che sulle risorse materiali.
La filosofia degli aiuti appare sempre più come l’ultimo retaggio della cultura e dell’immaginario coloniale, che un po’ tutti noi ci portiamo dietro. È una pratica politico-economica generalizzata ormai obsoleta ed inefficace. Sarebbe più utile, pertanto, abbandonare le troppe forme di centralismo e il professionismo umanitario, imperante un po’ ovunque, in favore di un rafforzamento delle competenze e delle risorse locali, di un sostegno nei processi di autodeterminazione e di autosviluppo. Bisognerebbe rimettere al centro nuove pratiche di solidarietà, la relazione, l’incontro, la conoscenza dell’alterità evitando di adoperarci per il travaso di risorse dai più ricchi verso i più poveri.
Progetti:
Dagli inizi ad oggi, RS - con l’ausilio dei suoi volontari internazionali - ha promosso innumerevoli progetti e ne sostiene, tuttora, tanti altri. Tra questi, ne emergono due di capitale importanza in tema di cooperazione internazionale e in linea con uno sviluppo di tipo integrale e sostenibile: il Centro Professionale e il Centro di Promozione Umana. Questi due sono localizzati in Brasile e precisamente nello Stato del Paranà. Il primo a Curitiba e il secondo a Piraquara, città posta ai confini di Curitiba.
Il Centro Professionale di Curitiba (BR). È nato dal desiderio di un gruppo di famiglie italiane che adottarono un figlio brasiliano in Paranà. L’esperienza di adozione accumulata negli anni e la costante analisi della realtà locale hanno permesso di identificare, nella precarietà delle condizioni di vita e nella conseguente impossibilità di accesso all’educazione scolare, le cause dell’abbandono dei bambini. Per questo motivo si diede inizio alla realizzazione del Centro Professionale. Il progetto si propone ancora oggi di coniugare formazione umana e contenuti tecnici qualitativi per favorire l’inserimento di adolescenti e giovani nel mercato del lavoro e permettere il loro progressivo autosostentamento.
Il Centro di Promozione Umana (CPH) di Piraquara (BR). Nasce come risposta di inculturazione e di inserimento nella comunità locale, nella vita e con lo stile della gente. A partire dalla convivenza, dalla conoscenza della realtà e attraverso innumerevoli incontri con la comunità locale sono emerse varie aspettative e necessità. Il progetto CPH, raccogliendo queste sfide, organizza tutte le attività attorno ad un unico scopo: creare reddito in modo partecipativo. Da qui prendono avvio i corsi integrati per generare reddito e “benessere” e le proposte di lavoro sono rivolte esclusivamente a donne con basso reddito o disoccupate. Il CPH – infatti – intende essere una spazio proficuo per lo sviluppo integrale della persona attraverso la pedagogia dell’incontro tra istituzioni e comunità locale.
|